Com’è nato il libro

   

Siamo abituati a vivere giorno per giorno quando tutto va bene, ma non sappiamo far fronte alla nostra vita né a quella dei nostri figli quando il destino ci sorprende.

“Il Piccolo Medico” è nato per mostrare a mio figlio Marcelo che la nostra vita è preziosa e che vivere con predisposizione e allegria ci fa bene, indipendentemente dal momento in cui ci troviamo.

Alexandre, fratello più piccolo di Marcelo, ci ha insegnato a vivere le cose in modo semplice spensierato e allegro. Durante i 20 mesi della sua battaglia contro il neuroblastoma, che lo ha portato in un altro mondo, ha mantenuto il buon umore e la sua voglia di scherzare.

Lui voleva diventare medico e ha vissuto la malattia come se fosse un tirocinante: chiedeva tutto, leggeva i referti, parlava con i medici e gli infermieri da pari a pari, dava suggerimenti e feedback in modo molto schietto: “Non riesco a tenere il braccio nemmeno per 5 minuti in sospeso, sto andando proprio male, vedi?” – Ale, stai andando molto bene, ancora un pochino – diceva il fisioterapista.

“Credi che stia andando bene perché non sai che razza di scheggia sono nello sci. Non mi conosci qui in questo letto di ospedale, io non sono così”. Alexandre aveva un modo molto intuitivo e piuttosto particolare di affrontare le difficoltà: “Mamma, guarda che fortuna, mi trovo nel migliore ospedale, con i medici più bravi e sarò un bravo medico perché sono stato prima di tutto un paziente e so quello che i medici devono fare e che non fanno. Devono prestare attenzione a quello che dice il paziente.

È come se ignorassero che senza paziente non c’è medico”. Quando riusciamo a ricostruire la nostra vita dopo la perdita di un figlio è importante condividere la nostra esperienza con gli altri perché tutti viviamo situazioni difficili.

“Il Piccolo Medico” ha riportato il mio piccolo Ale nel nostro mondo. Quando vedo il libro in una libreria do una strizzatina con l’occhio sinistro al libro e sono sicura che mio figlio sa che è per lui.

Graziela Gilioli, 27/02/2008